Nel vuoto per mano
Come sempre è qualcosa di doloroso, fastidioso a almeno amarognolo a riportarmi su queste pagine.
Riflettevo su come il 2024 si sia portato via troppo. Mi ha tolto capisaldi della mia serenità quotidiana, in qualche caso avrei potuto fare di più e in qualche altro caso non ho potuto fare proprio nulla e anche provarci non mi ha dato nessun senso di azione ma solo di impotenza.
Non siamo isole, ma questo nostro non essere isole ci consegna nelle mani altrui a volte e quel fantomatico motto di vita di quelli che ce la fanno che fa più o meno "volere è potere" si scontra inevitabilmente con quello che vogliono e possono gli altri.
Ho sempre pensato di capire bene gli altri ma il bisesto 2024 mi ha insegnato a suon di ceffoni che, evidentemente, non capisco quasi nulla. Oppure capisco ma valuto molto male le potenziali conseguenze.
Non siamo isole quindi mi concedo l'attenuante generica relativa al fatto che quello che capisco o le conseguenze che immagino possano essere anche dovute a quello che le altre non-isole intorno a me lasciano trasparire. Sono però, da sempre, una grande fan del prendersi le proprie responsabilità anche quando si tratta di rapporti. Pertanto, ok l'attenuante, ma il fallimento su tutta la linea resta e lo considero tutto mio.
In parte forse quasi ci tengo che sia un fallimento mio, questo mi da la sensazione di poter fare qualcosa per evitarne altri in futuro, di avere una lezione da imparare. La sto cercando tanto questa lezione o queste lezioni e faccio fatica a focalizzarle. Tornassi indietro cosa farei di diverso?
Non so rispondere.
Non ho risposte e me ne resto con una certa volumetria di vuoto che prima era pieno. Fa sorridere perché per un anno ho parlato con la mia psicologa di fare spazio e ora mi sembra di averne troppo. Sarà anche perché le cose a cui volevo togliere spazio o a cui volevo ridurre lo spazio disponibile erano totalmente altre rispetto a quelle che non ci sono più e che mi lasciano qui a guardare questo vuoto senza sapere bene cosa farci. Non è il vuoto che volevo.
Anche il vuoto ha delle caratteristiche di qualità, il vuoto che sento oggi è fatto di mancanze di persone che immaginavo con me fino alla fine dei miei giorni, pilastri portanti del resto della vita e parte integrante e importante di momenti cruciali del passato. Ma è fatto anche di amore puro e incondizionato che non c'è più, di due occhi felini verdi dentro i quali mi perdevo a fine giornata e che mi facevano sentire al sicuro. Questo vuoto è fatto di certezze professionali dissolte, è fatto dell'idea che avevo di me come professionista al servizio delle giuste cause che è stata sbriciolata per motivi poco chiari o per le parole di qualcuno che ben poco sa di me. Io che vivo di fatti, soprattutto da 20 anni a questa parte e che poco mi curo delle parole, non riesco ad elaborare che invece possano bastare delle parole per demolire i fatti e con loro anche un pezzetto della mia identità.
A chi mi ha chiesto come sto e ho risposto che per me il 2024 è stato un anno pesante senza trovare dall'altro lato compresione avrei voluto sapere o avere la voglia di spiegare questo vuoto. Non ho saputo o non ho avuto voglia. E questo alimenta ancora questo vuoto.
Citando un po' i Subsonica non mi resta che prendermi per mano o farmi prendere per mano per attraversare questo vuoto e capire che farne.





