gennaio 2012

martedì 24 gennaio 2012

22 giorni


Dopo ventidue giorni di lavoro a capo chino sto vedendo qualche risultato e inizio a pensare seriamente di poter ottenere ciò che voglio. Forse non sono solo più speranze, ma possibilità.
Non ho mai smesso di credere nelle mie capacità e ho fatto bene.
Ora ho solo un giorno da aspettare e una settimana ancora di duro lavoro, ma finalmente le cose stanno andando come mi auguravo.
Sono rari i momenti in cui lo faccio, ma ora mi sto dando una pacca sulle spalle!

lunedì 16 gennaio 2012

domenica 8 gennaio 2012

Pensavo...


...forse lavorare mentre si studia è la cosa migliore.
Permette di dirottare l'odio che lo studio suscita inevitabilmente, quando soggetto a valutazione da ottenersi in determinati periodi dell'anno e affrontato come unico dovere su cui concentrarsi, sul lavoro che, però, dal canto suo offre il notevole vantaggio di un guadagno e riesce a non disperdere la poca motivazione che si può nutrire verso di esso, ma anzi la catalizza.
Cerco ci si spacca la schiena per star dietro alle due cose, ma dal punto di vista della salute mentale si bilanciano vicendevolmente.
Quando arriva il venerdì sera si prova un senso di liberazione, anche quando si sta tornando a casa per dedicarsi ad un weekend di studio. E' il concetto di divertere, che è anche l'etimologia di divertimento. Alla fine per esasperazione da lavoro ti diverti anche studiando, anzi senti che il tuo cervello gioca con le sue potenzialità invece di incastrarsi nella routine lavorativa.
Quando poi finiranno gli studi ci penserò a come bilanciarmi (magari ricomincio a studiare mentre lavoro).

venerdì 6 gennaio 2012

Poem


Su di me ne hanno dette tante.
Alcune vere alcune false,
alcune figlie di un punto di vista,
alcune solo figlie di puttana.
Dicono che sono strana,
solo perché strano è ciò che non capiscono.
E non capire la semplicità non è normale,
parlando di normalità.

mercoledì 4 gennaio 2012

Dettagli Irritanti


Quando studio e, per osmosi, anche quando scrivo la tesi, sviluppo o acuisco una serie di necessità.
Prima fra tutte quella di tagliarmi le unghie al ritmo di tre o quattro volte al giorno. Ne deriva che se mia madre va in montagna e "rapisce" le forbicine per le unghie, a me viene uno scompenso.
In secondo luogo, e non credo sia una cosa particolarmente strana, ho bisogno di silenzio. Riesco a tollerare una vasta gamma di rumori ambientali inevitabili, ma il mio vicino di casa sedicenne che canta la Pausini con la stessa leggiadria di chi sta venendo evirato non rientra tra questi.
Così giusto per dire.