L'erba voglio...
Ho un enorme mal
di testa che non passa e che se anche dovesse passare si ripresenterà
puntuale come un orologio svizzero lunedì mattina allo scoccare
delle ore nove.
È come entrare in fabbrica, ti siedi pensi sempre alle stesse cose, fai sempre le stesse cose e quando te ne danno di nuove da fare diventano vecchie subito perché non sono nuove per davvero ma solo per finta. Altri gesti meccanici da interiorizzare e da ricordare.
È come entrare in fabbrica, ti siedi pensi sempre alle stesse cose, fai sempre le stesse cose e quando te ne danno di nuove da fare diventano vecchie subito perché non sono nuove per davvero ma solo per finta. Altri gesti meccanici da interiorizzare e da ricordare.
Mai uno scatto di
fantasia, un'occasione per dare davvero il meglio di se stessi. Tutti
seduti ordinatamente a scrivere ai propri computer e a parlare ai
propri telefoni.
Sembra di entrare
in una fabbrica e sedersi al proprio posto nella catena di montaggio
alla fine e all'inizio della quale c'è sempre lui. Colui che tutto
può e tutto sa.
Rivoglio la mia
fottuta multinazionale, dove ognuno è libero di forzare le regole
per farle assomigliare a se stesso e per ottenere il meglio da se
stesso.
Vorrei dare di più ma così non lo so fare. Vorrei avere di più, ma qui non è possibile.
Vorrei scappare e nemmeno quello so fare.
Senso di impotenza elevato all'ennesima potenza.
Ma ne uscirò, come sempre e alla fine sarò anche più forte di com'ero all'inizio.
Ridatemi Milano e quello che non sapevo di volere.
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